a cura della dott.ssa Maria Grande
TEMA FARMACIA NEWS n.4 aprile 2024, pagina 100-101
Per gentile concessione di Tecniche Nuove
Nell’era del consumo consapevole, come risultato anche della crescente diffusione di informazioni sul web, è diventato essenziale saper decodificare le etichette dei prodotti cosmetici. Saper leggere l’etichetta e il significato dell’INCI di un cosmetico è fondamentale per comprendere le qualità di un prodotto in termini di efficacia e sicurezza. Il crescente interesse verso tematiche come la cosmetica naturale, l’ecodermocompatibilità e il biologico ha messo i professionisti davanti alla necessità impellente di conoscere più da vicino i prodotti che di volta in volta consigliano. Per quanto complesso possa apparire, districarsi nelle fitte maglie di questa disciplina non è poi così difficile se si conoscono le regole del gioco, ma andiamo con ordine.
Che cos’è l’INCI?
Nato nel 1973 e adottato dall’Unione Europea nel 1997 per tutelare i consumatori da pratiche di marketing e greenwashing, in favore di una scelta consapevole dei prodotti cosmetici capace di prevenire danni ambientali e problemi alla salute, il codice INCI (“International Nomen-clature of Cosmetic Ingredient”), indica la modalità in cui tutti gli ingredienti utilizzati in una formulazione cosmetica devono essere riportati in etichetta. Grazie a questo sistema di nomenclatura internazionale, la composizione dei prodotti è comprensibile e standardizzata in Europa e in gran parte del mondo. La nomenclatura INCI, in costante aggiornamento, è sviluppata dall’International Nomenclature Committee (INC) e pubblicata dal Personal Care Products Council (PCPC) nell’International Cosmetic Ingredient Dictionary and Handbook. L’assegnazione di un nome INCI a un ingrediente non implica che questo sia sicuro o che il suo utilizzo in un prodotto cosmetico sia conforme alle normative vigenti.
Sicurezza e idoneità all’uso di un ingrediente, infatti, devono essere accuratamente valutate dal produttore poiché, seppur un ingrediente sia stato inserito nel codice INCI, non significa che sia stato anche approvato per l’uso cosmetico
Per i professionisti che intendono consigliare in maniera consapevole i prodotti più adatti alle varie esigenze è quindi estremamente necessario valutare in modo oculato quanto queste etichette nascondano tra le loro righe.
Parola all’etichetta
Prima di essere immesso in commercio, qualunque cosmetico deve avere un’etichetta che soddisfi le norme stabilite dal Regolamento CE n.1223/2009 del Parlamento Europeo che disciplina anche le direttive per elencare correttamente gli ingredienti presenti nella formulazione. I prodotti immessi sul mercato devono recare in caratteri indelebili, visibili e leggibili sul recipiente e sull’imballaggio informazioni riguardo:
il nome o la ragione sociale e l’indirizzo della persona responsabile;
il contenuto nominale espresso in peso o in volume;
le precauzioni particolari per l’impiego;
il numero del lotto di fabbricazione;
il Paese d’origine, se extra UE vale l’indicazione “made in…”;
la funzione del prodotto cosmetico;
l’elenco degli ingredienti ad eccezione di eventuali impurezze contenute nelle mate-rie prime e sostanze tecniche secondarie utilizzate nella formulazione ma assenti nel prodotto finito;
la data di durata minima. I prodotti con durata inferiore ai 30 mesi devono obbligatoriamente indicare la data di scadenza nel formato mese/anno o giorno/mese/anno, ovvero la data dopo la quale il prodotto non sarà più utilizzabile a prescindere dalla data della sua apertura. Se il prodotto ha validità superiore ai 30 mesi dovrà essere corredato dall’indicazione di “Period After Opening” (PAO), ovvero il periodo di tempo in cui il prodotto potrà essere utilizzato dopo la prima apertura. Il PAO è identificato da un simbolo grafico raffigurante un vasetto aperto su cui è indicata la durata, espressa in mesi, dopo l’apertura (es. 12M ovvero 12 mesi).
