Eczema: Domande frequenti

Eczema: Domande frequenti

L’eczema cronico delle mani è contagioso?

Assolutamente no! L’eczema cronico delle mani non è una malattia contagiosa e non può essere trasmessa ad altre persone. Per tale motivo esserne affetti non deve limitare in alcun modo l’interazione con amici, familiari, partner o colleghi e non dovrebbe compromettere la vita sociale si chi ne è affetto.

Perché l’eczema cronico delle mani è considerato una malattia cutanea occupazionale?

L’eczema cronico delle mani risulta essere la causa più frequente di malattia della pelle associata all’attività lavorativa costituendo circa il 70-90% dei casi. In una percentuale significativa di casi, l’eczema cronico delle mani può essere causato e/o aggravato dall’esposizione professionale a sostanze irritanti e/o allergiche. Le professioni maggiormente a rischio sono quelle caratterizzate da contatto ripetuto e prolungato con irritanti, allergeni o attività di wet work (lavoro umido), inteso come lavaggi frequenti delle mani, immersione prolungata in liquidi o uso continuativo di guanti occlusivi. Tra le categorie professionali più esposte rientrano:

  • Parrucchieri, con elevata incidenza di eczema correlata 8 all’esposizione a tinture, persolfati, shampoo, detergenti e altre sostanze chimiche;
  • Operatori sanitari, per l’elevata frequenza di lavaggi delle mani, utilizzo di disinfettanti e uso prolungato di guanti;
  • Addetti alle pulizie, esposti a detergenti, disinfettanti e lavoro umido, con prevalenze particolarmente elevate di eczema delle mani;
  • Lavoratori meccanici, per il contatto con metalli (nichel, cobalto, cromo) e oli industriali;
  • Estetiste e onicotecniche, esposte ad acrilati, solventi e prodotti cosmetici.

È importante sottolineare come l’eczema cronico delle mani possa interessare fino al 40% dei soggetti appartenenti alle suddette categorie a rischio. Considerata l’elevata prevalenza, risulta essenziale una corretta gestione dell’eczema cronico delle mani di origine professionale, basata su un’attenta identificazione dei fattori scatenanti mediante un’accurata anamnesi, con particolare attenzione al profilo di esposizione a sostanze irritanti e/o allergiche in ambito lavorativo. I patch test risultano frequentemente necessari per individuare eventuali allergeni responsabili, al fine di impostare adeguate strategie di evitamento.

Che ruolo hanno gli agenti irritanti e sensibilizzanti nello sviluppo della malattia?

Hanno un ruolo centrale e distinto. Gli agenti irritanti sono responsabili della maggior parte dei casi. Agiscono con un meccanismo non immunologico, danneggiando direttamente la barriera cutanea. L’esposizione ripetuta (acqua, detergenti, solventi, disinfettanti, attrito) induce:

  • Alterazione dei lipidi intercorneocitari
  • Aumento della perdita transepidermica di acqua (TEWL)
  • Microinfiammazione persistente Questo porta a un circolo vizioso di infiammazione e ulteriore fragilità barriera.

Gli agenti sensibilizzanti (allergeni) invece inducono una risposta immunitaria adattativa di tipo IV (ipersensibilità ritardata). Dopo una fase di sensibilizzazione, anche minime esposizioni possono riattivare l’infiammazione. Metalli (nichel), conservanti, profumi, gomme, resine e acrilati sono tra i più implicati. Molti pazienti presentano una forma mista, dove una dermatite irritativa cronica facilita la penetrazione degli allergeni e lo sviluppo di allergia da contatto. La diagnosi differenziale richiede patch test eseguiti correttamente.

 

Torna in alto
Chatbot
Ciao, sono APPI,
l’assistente virtuale di APIAFCO.
Chiedimi pure se hai domande!