PSORIASI E TATUAGGI

PSORIASI E TATUAGGI

A cura della dott.ssa Carolina Fantini Specialista in Dermatologia, Venereologia e Dermatologia pediatrica dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Parma

Negli ultimi anni il tatuaggio è diventato una forma sempre più diffusa di espressione personale ma tale procedura non è esente da rischi sia nelle persone sane che nelle persone affette da patologie. In particolare per chi soffre di psoriasi non ci sono controindicazioni assolute all’esecuzione dello stesso ma occorre porre particolare attenzione specialmente durante la fase attiva di malattia o in corso di terapia immunosoppressiva. Uno dei rischi principali è il cosiddetto fenomeno di Koebner o isomorfismo reattivo cioè la comparsa di nuove placche psoriasiche in seguito ad un trauma cutaneo, anche minimo.

Questo fenomeno può essere innescato proprio dal tatuaggio, che comporta una micro-lesione ripetuta della pelle e può verificarsi nei pazienti con psoriasi già diagnosticata, ma anche “de novo”. Altre complicanze, anche se raramente di grave entità, possono includere riacutizzazioni generalizzate o processi di guarigione alterati, specialmente in chi assume retinoidi orali o farmaci immunosoppressori con aumentato rischio infettivo.

Un recente studio polacco basato su un questionario rivolto a 150 pazienti psoriasici tatuati ha rivelato che solo l’8% aveva consultato un medico prima di tatuarsi, nonostante il 15,3% fosse in trattamento sistemico, inclusi farmaci biologici e immunosoppressori. Inoltre, il 5,3% dei pazienti aveva sviluppato una koebnerizzazione sul tatuaggio.

Cosa fare, dunque, se si ha la psoriasi e ci si vuole sottoporre ad un tatuaggio? Il consiglio è in primis di consultare il proprio dermatologo di fiducia (soprattutto in caso di malattia attiva o trattamenti sistemici), di scegliere studi professionali che adottino rigidi protocolli igienici e di informare il tatuatore circa la propria condizione clinica per poter mettere in atto tutte le misure preventive possibili. In conclusione, il tatuaggio è un atto invasivo e nel paziente con psoriasi richiede una consapevolezza e una valutazione individuale ancora maggiori rispetto alla popolazione sana. Il riferimento allo specialista dermatologo è fondamentale per renderlo una pratica sicura che, in alcuni casi, può anche migliorare l’accettazione della malattia diventando terapeutico.

Il quadro normativo europeo
A livello europeo, nel 2008 è stata emanata la Risoluzione europea (ResAP (2008)1 del 20 febbraio 2008) che indica i criteri per la valutazione della sicurezza degli inchiostri per tatuaggi e del trucco permanente (Permanent Make Up, PMU). La risoluzione disciplina diversi aspetti:

  • etichettatura e composizione dei prodotti per tatuaggio e trucco permanente
  • rischi delle sostanze impiegate nella composizione degli inchiostri per tatuaggi e

PMU (prevede che gli inchiostri siano sterili in confezioni preferibilmente monouso)

  • condizioni igieniche necessarie per la pratica del tatuaggio e del PMU
  • obbligo di divulgazione dei rischi sulla salute che i tatuaggi e il PMU possono com- portare.

I prodotti per tatuaggi e PMU non devono presentare rischi per la salute o la sicurezza delle persone o l’ambiente. La ResAP (2008) include negli allegati una lista di sostanze chimiche vietate nella formulazione degli inchiostri per tatuaggio e trucco permanente, in quanto cancerogene e mutagene e una lista di sostanze di cui sono riportate le con- centrazioni massime e indicazioni sui limiti consentiti. Inoltre, prevede che gli inchiostri siano sterili in confezioni preferibilmente monouso.


Il quadro normativo italiano

In Italia l’attività di tatuaggio non è al momento regolamentata da una specifica legislazione nazionale. L’unico riferimento a livello nazionale è rappresentato dalle Circolari emanate dal ministero della Salute contenenti le “Linee guida per l’esecuzione di procedure di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza” (Circolari del 5 febbraio 1998 n. 2.9/156 e del 16 luglio 1998 n. 2.8/633).

Normativa italiana sui tatuaggi: formazione degli operatori

Prima di tutto, per diventare tatuatore professionista e poter esercitare la professione legalmente è obbligatorio frequentare un corso formativo della durata di 1500 ore, suddivise tra 1000 ore teorico-pratiche e 500 ore di tirocinio.
Post corso, è indispensabile superare un esame finale per poter ottenere la Certifica-
zione Regionale riconosciuta su tutto il territorio nazionale ed europeo. Questo serve a dare ai tatuatori che si approcciano al mondo dei tattoo una formazione specifica e adeguata e una preparazione completa per la futura professione che vogliono intraprendere.

Tra le materie più importanti della formazione degli operatori di tatuaggio ci sono le prescrizioni igienico-sanitarie, essenziali per garantire la massima sicurezza in fatto di prevenzione, salute, sterilizzazione, smaltimento e pulizia. Inoltre, sono previsti corsi di aggiornamento periodici per rimanere al passo con le nuove tecniche e le leggi vigenti.
La Circolare del 5 febbraio 1998 n. 2.9/156, prevede adeguata formazione obbligatoria degli operatori, attraverso i corsi regionali.

In Italia, sussiste attualmente una grande variabilità relativamente ai corsi dovuta alla frammentazione normativa in ambito Regionale. Il numero di ore previste per la formazione varia da 14 a 700. Il livello Eqf (European Qualification Framework) per la qualifica di tatuatore non è uniforme tra le Regioni. Per quanto riguarda l’utilizzo del dermografo, un dispositivo utilizzato per effettuare la micropigmentazione (dermopigmentazione o trucco permanente), il Decreto interministeriale n. 206 del 15 ottobre 2015 prevede una formazione specifica per l’utilizzo del dispositivo, da intendersi aggiuntiva rispetto a quella effettuata per ottenere l’attestato di tatuatore e/o dermopigmentatore.

Relativamente ai limiti di età, è vietato eseguire tatuaggi ai minori di 18 anni senza i consenso informato dei genitori o del tutore. In alcune Regioni è comunque vietato eseguire tatuaggi ai minori di 14 anni (per esempio in Toscana) o addirittura di 18 anni (come per esempio in Sicilia)

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