Il consumismo sanitario. Choosing wisely per l’appropriatezza

Il consumismo sanitario. Choosing wisely per l’appropriatezza

In una economia orientata alla crescita, il più è sempre stato più, il nuovo è sempre stato meglio

A cura del Dr. Prof. Gino Parca – Direttore UOC Medicina Interna Ospedale San Donato Arezzo, Clinical Risk Manager AUSL Toscana Sud Est

Negli ultimi anni sempre con maggior forza viene posta l’attenzione sul tema della appropriatezza delle scelte mediche. Assistiamo infatti sempre di più ad una deriva verso una progressiva e per tanti versi eccessiva medicalizzazione di tanti aspetti della nostra vita e della nostra società. Fenomeno che trova alle sue radici una serie di fattori e di situazioni complesse, su cui ora non possiamo addentrarci.
Ma certo non sfugge che vi siano forti spinte del progresso tecnologico ed interessi di tanti gruppi e categorie. E poi ci sono le cosiddette zone grigie della Medicina, le paure e le incertezze legate alla pratica medica, e con esse il timore del contenzioso medico legale che porta a pensare che più si fa meglio è, spingendo verso quella pessima medicina che è la Medicina Difensiva. Accanto a tutto ciò, è in atto anche un cambiamento culturale, con un (giusto) aumento di esigenze ed aspettative da parte dei cittadini, ma che sempre più porta a credere che ci sia “una pillola per ogni malattia” (o forse per ogni problema): tutto ciò configura un modello culturale ben preciso, il cosiddetto CONSUMISMO SANITARIO, ed un progressivo aumento di procedure diagnostiche e terapeutiche con l’idea che fare di più è sempre fare meglio.

Ma da più parti, ormai da anni, ci giungono appelli per migliorare la qualità e l’appropriatezza: come ci ricordano gli esperti di “Healthcare redesign”, i sistemi sanitari non possono continuare a spendere all’infinito senza calibrare le risorse in base alle esigenze e senza implementare metodi per allocarle in modo etico ed appropriato. Proprio per far sì che i professionisti assumano una responsabilità diretta sul tema dell’appropriatezza, da anni sono state lanciate iniziative a livello nazionale ed internazionale: “Choosing Wisely” lanciata dalla fondazione American Board of Internal Medicine (ABIM), “Less is More” (di JAMA), “Too Much Medicine” (del BMJ), e in Italia Slow Medicine (una rete di idee in movimento per promuovere una medicina SOBRIA, RISPETTOSA E GIUSTA).

Una delle iniziative principali consiste nella richiesta alle varie Società Scientifiche di individuare esse stesse alcune pratiche o procedure (le cosiddette TOP FIVE) a rischio di possibile inappropriatezza: pratiche, procedure, terapie, cioè, che – pur largamente diffuse non hanno chiara evidenza di efficacia, non comportano spesso un buon rapporto rischio beneficio e possono rappresentare un uso non buono di risorse (le cosiddette cure di basso valore). Anche le associazioni di Dermatologia hanno pubblicato i loro elenchi TOP FIVE.
A sua volta la Regione Toscana, tramite l’ARS ha portato avanti dei progetti (IL MANIFESTO PROGETTUALE PER L’APPROPRIATEZZA, CHOOSING WISELY TOSCANA) in cui si è cercato di andare a misurare quale fosse il livello di adesione dei professionisti
alle raccomandazioni TOP FIVE per l’appropriatezza: per capire quale fosse il loro livello di applicazione, per aiutare il professionista ad orientare il suo comportamento, per poter eventualmente intraprendere azioni di miglioramento.
In questi studi, se da un lato emerge una sostanziale condivisione di gran parte delle raccomandazioni, dall’altra si evidenzia una loro insufficiente applicazione.
La sfida per l’appropriatezza rimane dunque molto complicata. E certo non basta l’enunciazione e la pubblicazione di semplici liste di procedure (quali le TOP FIVE LIST) per cambiare i comportamenti. Come dice Elizabeth J. Rourke in un recente articolo sul NEJM, “in une economia capitalistica/consumistica orientata alla crescita, il più è sempre stato più, il nuovo è sempre stato meglio”.
Gli ostacoli da superare sono molti, è improbabile che le cure di scarso valore clinico possano essere completamente estirpate dalla pratica corrente, ma non per questo non dobbiamo continuare ad impegnarci (con energia e con senso di responsabilità) per cercare di limitarle il più possibile, cercando di promuovere (come dice SLOW MEDICINE) una medicina sobria, rispettosa e giusta.

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