Liste d’attesa in sanità: a due anni dalla legge solo due regioni adempienti su rispetto tempi massimi per prime visite nel 2026

Liste d’attesa in sanità: a due anni dalla legge solo due regioni adempienti su rispetto tempi massimi per prime visite nel 2026

articolo realizzato grazie al contributo di Salutequità

Prime visite ed esami diagnostici: i dati del 2026 certificano che i target sono ancora lontani e che appena l’11,6% dei cittadini vede soddisfatto in pieno il proprio diritto alla cura.
Sono trascorsi due anni dall’approvazione della Legge sulle liste di attesa e tra le novità più rilevanti introdotte c’è la Piattaforma nazionale sulle liste di attesa che dovrebbe essere aggiornata in tempo reale. Le prestazioni monitorate sono ancora troppo poche rispetto all’intero paniere LEA. Manca una sezione che renda chiaro ai cittadini, con un quadro di insieme, quali siano le Regioni che garantiscono i tempi massimi di attesa, rispettando la soglia di garanzia del 90% dei casi, prevista dalla Legge. Non ci sono sezioni e dati sull’attivazione e sull’efficacia dei percorsi di tutela per i cittadini (salta code) attivabili quando le Regioni non siano in grado di rispettare i tempi massimi di attesa. Manca inoltre una sezione che illustri le caratteristiche degli ambiti di garanzia delle Regioni, cioè l’ambito di territorio entro il quale devono essere garantiti i tempi massimi di attesa, nonché il loro livello di rispetto dello standard nazionale e cioè “raggiungibilità e prossimità”. Infine, non c’è ancora una sezione dedicata all’informazione al cittadino sulle modalità di tutela dei suoi diritti in caso di superamento dei tempi massimi di attesa e anche sui suoi doveri.

Dal grafico emerge chiaramente che • per le prime visite, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni( Basilicata e Marche, ma vicine alla soglia di garanzia Veneto)in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B (Breve, 10 giorni), D (Differita, 30 giorni) e P (Programmata, 120 giorni) in almeno il 90% dei casi; • per gli esami diagnostici, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni( Veneto e Basilicata che non pubblica nulla sulle richieste urgenti) in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B, D e P in almeno il 90% dei casi. Più critiche invece Umbria, Sicilia, Puglia, PA Trento, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo La soglia di garanzia del 90% dei casi di rispetto dei tempi di attesa viene ampiamente centrata, in media a livello nazionale, solo in ambito oncologico (95,9%). Arrancano dermatologia e allergologia (61,8%), oculistica 66,6% e urologia 68,7%.

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