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La consapevolezza al servizio della salute

A cura delle dott.sse Paola Mamone, Oriana Mosca, Antonella Silletti, Annamaria Tupputi, Giulia Ulivi

Gli studi che indagano sull’efficacia dell’intervento psicologico hanno evidenziato l’impatto positivo della psicoterapia sul benessere psicologico – e sulla qualità di vita dei pazienti- nonchè sulle condizioni della pelle.
La psoriasi e le dermatiti atopiche costituiscono una notevole causa di stress e sono associate a depressione e forti sentimenti di stigmatizzazione; tutto ciò riduce notevolmente la qualità di vita delle persone malate. Sappiamo che lo stress è un fattore scatenante sia nell’ esordio che nel decorso della psoriasi ma non è ancora chiaro il meccanismo attraverso il quale questo avviene: diversi studi riportano significativi miglioramenti della malattia dopo una psicoterapia e/o una migliore efficacia dei trattamenti associati ( ad esempio fototerapia-topici-sistemici).

Inoltre miglioramenti moderati ma statisticamente significativi emergono al TTS (Total Sign Score) ed al Doppler blood flow nella valutazione delle placche psoriasiche dopo l’intervento psicoterapico.
In particolare la mindfulness sembra produrre significativi miglioramenti clinici capaci di ridurre l’impatto della psoriasi sulla vita quotidiana in pazienti che presentano un profilo di rischio psicologico, facilitando lo sviluppo di migliori livelli di accettazione, di consapevolezza e di benevolenza verso se stessi.
Non solo, i pazienti con patologie più gravi rispondono meglio ai trattamenti psicologici di tipo cognitivo comportamentale e psicoeducazionale, rispetto ai pazienti con livelli di patologia dermatologica lieve o media.
Questi tre elementi hanno un effetto diretto sul benessere – riducendo i sintomi ansiosi e quelli depressivi – ed anche un effetto indiretto di riduzione della preoccupazione e del rimuginio mentale.
Sebbene molto promettenti, questi studi sono ancora pochi e con ridotti numeri di partecipanti.
Tuttavia, vista la chiara evidenza scientifica della componente legata allo stress, sembra essenziale approfondire la ricerca per capire quale tipo di trattamento è maggiormente indicato per quali tipi di popolazione, considerando le differenze tra interventi individuali e gruppali, la durata e la frequenza degli interventi ed i tipi di associazioni alle terapie tradizionali. Sembra che i pazienti con dermatiti atopiche rispondano molto bene ai trattamenti psicoterapeutici di 10/12 incontri , con frequenza quindicinale.
Seguendo queste indicazioni Apiafco, in collaborazione con l’Università di Cagliari, sostiene un progetto di ricerca-intervento che mira a definire modalità ed efficacia degli interventi psicologici, da proporre in associazione con i trattamenti dermatologici al fine di offrire una presa in carico completa ed efficace.

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