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	<title>news-dermatite Archivi - Apiafco</title>
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	<description>Il portale dedicato alle patologie della pelle</description>
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	<title>news-dermatite Archivi - Apiafco</title>
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		<title>Medicina termale: benefici, applicazioni e ruolo nella salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 13:39:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La medicina termale studia le proprietà terapeutiche delle acque minerali, dei fanghi e dei derivati termali, utilizzandoli in percorsi di [&#8230;]</p>
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									<p>La medicina termale studia le proprietà terapeutiche delle acque minerali, dei fanghi e dei derivati termali, utilizzandoli in percorsi di cura, prevenzione e riabilitazione. Attraverso trattamenti personalizzati e sotto controllo medico, può rappresentare un supporto nella gestione di diverse patologie croniche.</p><p>Le cure termali comprendono trattamenti come balneoterapia, fangoterapia, inalazioni e idropinoterapia. Le loro applicazioni riguardano diversi ambiti clinici: dalle patologie respiratorie, come rinosinusiti e bronchiti croniche, ai disturbi osteoarticolari, tra cui artrosi e tendinopatie. Inoltre sono ampiamente utilizzate in ambito dermatologico e gastroenterologico, secondo specifiche indicazioni mediche.</p><p>Il medico di medicina  termale valuta le condizioni cliniche del paziente, individua le eventuali indicazioni terapeutiche e definisce un programma personalizzato, considerando le caratteristiche delle acque, le modalità di somministrazione e la durata dei trattamenti. Il monitoraggio della risposta clinica è fondamentale per garantire un percorso appropriato e sicuro.</p><p>A conferma dell&#8217;importanza della formazione e della ricerca in questo settore, SIDeMaST ( Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse) ha dato spazio alla IV edizione del <strong>Master in Medicina Termale e Idrologia Medica</strong>, diretto dal professor Marco Romanelli e concluso nel dicembre 2025 presso l&#8217;Università di Pisa, con il diploma di dieci medici. La formazione specialistica in medicina termale comprende lo studio dell&#8217;idrologia medica, dei meccanismi d&#8217;azione delle acque minerali e delle principali tecniche terapeutiche, affiancando alle attività teoriche, esperienza clinica e ricerca.</p><p>Il percorso formativo promosso in italia si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso il termalismo in ambito sanitario e promuove un approccio fondato sulla ricerca scientifica ma anche sull&#8217;ambito di cura. Un&#8217;opportunità per approfondire anche le possibili applicazioni in dermatologia e il ruolo del termalismo nella gestione di alcune patologie cutanee. Integrata con la medicina riabilitativa e gli altri percorsi sanitari, la medicina termale può contribuire alla gestione delle patologie croniche e al miglioramento della qualità della vita, nell&#8217;ambito di un approccio personalizzato e basato sulle indicazioni cliniche.</p>								</div>
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		<title>Pasta, olio e longevità: il segreto italiano</title>
		<link>https://www.apiafco.org/pasta-olio-e-longevita-il-segreto-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 14:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa resta una delle aree del mondo più avanzate sul piano sanitario. Ogni anno gli Stati investono per migliorare il [&#8230;]</p>
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									<p>L’Europa resta una delle aree del mondo più avanzate sul piano sanitario. Ogni anno gli Stati investono per migliorare il benessere collettivo e le condizioni di vita delle popolazioni, promuovendo politiche di inclusione sociale. <span style="font-weight: inherit;">La sanità pubblica italiana registra un divario di oltre 36 miliardi di euro rispetto alla media europea.</span></p><p>Secondo la Fondazione GIMBE, nel 2025 l’Italia ha destinato alla sanità il 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse e dei Paesi europei. È inoltre ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite.</p><p>Nell’Europa del Nord e in quella Centrale, paesi come Norvegia, Islanda, Danimarca e Germania mantengono standard elevatissimi di spesa e qualità assistenziale.</p><p>In Italia , il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) resta universalistico e garantisce un&#8217;ottima aspettativa di vita e bassi tassi di mortalità evitabile, ma soffre di forti disparità regionali (con il Veneto e la Provincia di Trento in cima alle classifiche italiane) e di problemi legati ai lunghi tempi di attesa e ai finanziamenti inferiori alla media europea.</p><p>Il nostro paese investe 3.952 euro per abitante, 1.013 in meno rispetto alla media europea: una differenza che, considerando quasi 59 milioni di residenti, equivale a circa 36,1 miliardi di euro. Il divario, cresciuto progressivamente dal 2011, si è ampliato ulteriormente dopo la pandemia.</p><p>Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini, tra liste d’attesa, carenza di medici, disuguaglianze territoriali e maggiore ricorso alla sanità privata. Nel 2024, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie.</p><p>Ma non siamo i soli, anche in Germani arrivano tagli alla sanità per 19 miliardi. A luglio, infatti, è stato approvato il provvedimento  che rappresenta uno dei più ampi interventi di contenimento della spesa sanitaria mai adottati nel paese.</p><p>Anche la Commissione europea ha evidenziato le difficoltà del Servizio sanitario nazionale, raccomandando all’Italia di migliorare l’accesso alle cure e affrontare la carenza di personale. GIMBE chiede quindi un aumento stabile delle risorse e riforme strutturali, non interventi limitati alle singole Leggi di Bilancio.</p><p>Nonostante il sottofinanziamento, l’Italia resta tra i Paesi europei con la maggiore aspettativa di vita: oltre 83 anni, seconda nell’Ue solo alla Spagna. Un risultato associato anche alla dieta mediterranea e a stili alimentari generalmente equilibrati.</p>								</div>
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		<title>Liste d’attesa in sanità: a due anni dalla legge solo due regioni adempienti su rispetto tempi massimi per prime visite nel 2026</title>
		<link>https://www.apiafco.org/liste-dattesa-in-sanita-a-due-anni-dalla-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica Sanitaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>articolo realizzato grazie al contributo di Salutequità Prime visite ed esami diagnostici: i dati del 2026 certificano che i target [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/liste-dattesa-in-sanita-a-due-anni-dalla-legge/">Liste d’attesa in sanità: a due anni dalla legge solo due regioni adempienti su rispetto tempi massimi per prime visite nel 2026</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
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									<p><em>articolo realizzato grazie al contributo di Salutequità</em></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Prime visite ed esami diagnostici: i dati del 2026 certificano che i target sono ancora lontani e che appena l’11,6% dei cittadini vede soddisfatto in pieno il proprio diritto alla cura.
<br>
Sono trascorsi due anni dall’approvazione della Legge sulle liste di attesa e tra le novità più rilevanti introdotte c’è la Piattaforma nazionale sulle liste di attesa che dovrebbe essere aggiornata in tempo reale. Le prestazioni monitorate sono ancora troppo poche rispetto all’intero paniere LEA. Manca una sezione che renda chiaro ai cittadini, con un quadro di insieme, quali siano le Regioni che garantiscono i tempi massimi di attesa, rispettando la soglia di garanzia del 90% dei casi, prevista dalla Legge. Non ci sono sezioni e dati sull’attivazione e sull’efficacia dei percorsi di tutela per i cittadini (salta code) attivabili quando le Regioni non siano in grado di rispettare i tempi massimi di attesa. Manca inoltre una sezione che illustri le caratteristiche degli ambiti di garanzia delle Regioni, cioè l’ambito di territorio entro il quale devono essere garantiti i tempi massimi di attesa, nonché il loro livello di rispetto dello standard nazionale e cioè “raggiungibilità e prossimità”. Infine, non c’è ancora una sezione dedicata all’informazione al cittadino sulle modalità di tutela dei suoi diritti in caso di superamento dei tempi massimi di attesa e anche sui suoi doveri.</h2>				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Dal grafico emerge chiaramente che
•  per le prime visite, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni( Basilicata e Marche, ma vicine alla soglia di garanzia  Veneto)in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B (Breve, 10 giorni), D (Differita, 30 giorni) e P (Programmata, 120 giorni) in almeno il 90% dei casi; 
•  per gli esami diagnostici, da gennaio a maggio 2026, sono solo 2 le Regioni( Veneto e Basilicata che non pubblica nulla sulle richieste urgenti) in grado di garantire il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B, D e P in almeno il 90% dei casi.

Più critiche invece Umbria, Sicilia, Puglia, PA Trento, Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo
La soglia di garanzia del 90% dei casi di rispetto dei tempi di attesa viene ampiamente centrata, in media a livello nazionale, solo in ambito oncologico (95,9%). Arrancano dermatologia e allergologia (61,8%), oculistica 66,6% e urologia 68,7%.
</h2>				</div>
				</div>
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				</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/liste-dattesa-in-sanita-a-due-anni-dalla-legge/">Liste d’attesa in sanità: a due anni dalla legge solo due regioni adempienti su rispetto tempi massimi per prime visite nel 2026</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La revisione del Prontuario Farmaceutico è “revisione dei LEA”. NO a incrementi di spesa a carico del cittadino</title>
		<link>https://www.apiafco.org/la-revisione-del-prontuario-farmaceutico-e-revisione-dei-lea-no-a-incrementi-di-spesa-a-carico-del-cittadino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[news-eczema]]></category>
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		<category><![CDATA[news-vitiligine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Tonino Aceti- Presidente Salutequità La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, all’art. 1, commi 376 – 379 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/la-revisione-del-prontuario-farmaceutico-e-revisione-dei-lea-no-a-incrementi-di-spesa-a-carico-del-cittadino/">La revisione del Prontuario Farmaceutico è “revisione dei LEA”. NO a incrementi di spesa a carico del cittadino</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>a cura di Tonino Aceti- Presidente Salutequità</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, all’art. 1, commi 376 – 379 prevede che l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) provveda&nbsp;<em>“con cadenza annuale e comunque entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello di riferimento, alla&nbsp;<strong>revisione e all’aggiornamento del prontuario farmaceutico nazionale (PFN)&nbsp;</strong>dei medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale, ai fini del perseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della spesa farmaceutica. La revisione è effettuata sulla base dei criteri di efficacia clinica, sicurezza, appropriatezza d’uso, facilità di accesso al farmaco per l’assistito, costo-beneficio ed economicità complessiva per il Servizio sanitario nazionale… Per i medicinali esclusi dal PFN, l’AIFA può prevedere misure transitorie volte a garantire la&nbsp;<strong>continuità terapeutica dei pazienti già in trattamento, stabilendone modalità e durata</strong>.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo di fronte ad una vera e propria&nbsp;<strong>revisione dei Livelli Essenziali dell’Assistenza Farmaceutica Pubblica</strong>, cioè del perimetro dei diritti esigibili dai pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’operazione utile e attesa, ma al contempo anche molto delicata, perché la sua riuscita, dal punto di vista degli utenti, sarà ancorata alla capacità di garantire un incremento del livello di copertura pubblica dell’assistenza farmaceutica, di sostenibilità del SSN e al tempo stesso la riduzione del livello di spesa privata dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza la farà quindi “il come” si procederà alla revisione del Prontuario e come si gestirà anche la&nbsp;<strong>continuità terapeutica</strong>&nbsp;dei pazienti già in trattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un contesto caratterizzato da una&nbsp;<strong>rinuncia alle cure</strong>&nbsp;che galoppa, arrivando secondo l’Istat al 9,9% della popolazione nel 2024 e una&nbsp;<strong>spesa sanitaria privata</strong>&nbsp;che ormai si attesta a circa 43 miliardi di euro e a oltre 10 miliardi invece quella privata per la farmaceutica, in aumento di circa 1 miliardo e mezzo rispetto al 2020 (per ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto e il corrispondente prezzo di riferimento, medicinali di fascia A acquistati privatamente e quelli di classe C<a href="https://www.aifa.gov.it/-/l-uso-dei-farmaci-in-italia-rapporto-osmed-2024">&nbsp;(Rapporto Osmed 2024)</a>, sbagliare l’operazione di revisione del Prontuario Farmaceutico Nazionale vuol dire andare ad intaccare i principi di universalità, equità e solidarietà del nostro SSN.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è importante aggredire criticità, inefficienze e ridondanze partendo da una base conoscitiva condivisa e certificata delle evidenze disponibili, a partire da quelle che vengono prodotte dalla stessa AIFA attraverso l’ultimo&nbsp;<em>“Monitoraggio della spesa farmaceutica gennaio-ottobre 2025</em>”:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sfondamento del tetto programmato della spesa farmaceutica diretta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tetto della spesa farmaceutica convenzionata sotto controllo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tetto di spesa per gas medicinali sotto controllo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spesa farmaceutica per i medicinali innovativi sotto controllo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, visti i risvolti e la delicatezza dell’operazione di revisione del prontuario, sarebbe opportuno aumentare il livello di confronto e dibattito pubblico su questa operazione, attraverso ad esempio la pubblicazione sul sito dell’Aifa del&nbsp;<strong>“progetto di revisione del PFN”&nbsp;</strong>che si intende mettere in campo, congiuntamente ad una valutazione di impatto multidimensionale sui cittadini, sul SSN, sull’occupazione, sul sistema produttivo… Questa operazione permetterebbe di avviare una vera e propria&nbsp;<strong>consultazione pubblica sulla revisione del PFN</strong>, garantendo il coinvolgimento e il punto di vista di tutti gli attori, a partire dalle Associazioni di pazienti e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, stiamo parlando di una revisione dei LEA farmaceutici e non si comprende perché in quest’area di assistenza, secondo la norma, l’unico soggetto ad occuparsene per procedura sia solo l’Aifa, diversamente da quanto accade nei canonici aggiornamenti LEA con DPCM sulle altre aree di assistenza, dove sono previsti responsabilità e passaggi precisi anche con il Ministero della Salute, Parlamento (che procede con audizioni di tutti gli attori), Regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Articolo completo: <a href="https://salutequita.it/la-revisione-del-prontuario-farmaceutico-e-revisione-dei-lea-no-a-incrementi-di-spesa-a-carico-del-cittadino/">https://salutequita.it/la-revisione-del-prontuario-farmaceutico-e-revisione-dei-lea-no-a-incrementi-di-spesa-a-carico-del-cittadino/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/la-revisione-del-prontuario-farmaceutico-e-revisione-dei-lea-no-a-incrementi-di-spesa-a-carico-del-cittadino/">La revisione del Prontuario Farmaceutico è “revisione dei LEA”. NO a incrementi di spesa a carico del cittadino</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL NUOVO SISTEMA DI GARANZIA (NSG)per IL MONITORAGGIO DEI LEA</title>
		<link>https://www.apiafco.org/il-nuovo-sistema-di-garanzia-nsgper-il-monitoraggio-dei-lea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:46:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[news-eczema]]></category>
		<category><![CDATA[news-pso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È uno strumento istituzionale attraverso il quale il Ministero della Salute misura, monitora e valuta il grado di esigibilità dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/il-nuovo-sistema-di-garanzia-nsgper-il-monitoraggio-dei-lea/">IL NUOVO SISTEMA DI GARANZIA (NSG)per IL MONITORAGGIO DEI LEA</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">È uno strumento istituzionale attraverso il quale il Ministero della Salute <strong>misura, monitora e valuta il grado di esigibilità dei livelli essenziali di assistenza (LEA) </strong>e cioè le prestazioni sanitarie che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">Introdotti dal decreto legislativo del 30 dicembre 1992 definiti con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri&nbsp; il 29 novembre 2001 e riformati con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 aprile 2008 . Al settembre 2016 non erano ancora stato definito un sistema uniforme sul territorio nazionale &nbsp;Successivamente, il DPCM del 12 gennaio 2017&nbsp; introdusse l&#8217;obbligatorietà di un aggiornamento dei LEA a cadenza annuale !!!</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">I livelli essenziali di assistenza introdotti nel 2017 sono stati implementati dalle regioni <strong>solamente</strong> <strong>nel gennaio 2025</strong>. Un nuovo aggiornamento è arrivato <strong>nell&#8217;ottobre 2025</strong> ed è stato deliberato dalla Conferenza Stato-Regioni: &nbsp;A seguito della <strong>riforma del Titolo V della Costituzione</strong>, la responsabilità della tutela della salute è diventata materia concorrente tra Stato e Regioni. Queste ultime organizzano i servizi ed erogano i LEA sul proprio territorio, assicurando che le prestazioni essenziali siano effettivamente disponibili a tutti, sulla base della programmazione nazionale.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’aggiornamento continuativo dei LEA è un passo importante per integrare l’innovazione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche&nbsp;nella sanità pubblica, &nbsp;espandere i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e, quindi,&nbsp;<strong>migliorare la qualità di vita</strong>&nbsp;della popolazione.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella fase di conversione in atti concreti, però, è emersa la necessità di distinguere tra misure già coperte dalle risorse SSN esistenti (&#8220;iso-risorse&#8221;)tutti interventi di classificazione e riordino che non aumentano la spesa. e quelle che richiedono stanziamenti aggiuntivi, come previsto dalla L. 208/2015 (commi 558-559) che stabilisce la possibilità di fare ricorso a un decreto ministeriale (DM) per gli aggiornamenti senza oneri e a un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) per quelli con nuove coperture (200 milioni annui L. 234/2021).&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’entrata in vigore del decreto iso-risorse è attesa tra maggio e giugno 2026, con la possibilità di uno slittamento al 1° luglio per consentire alle Regioni l&#8217;adeguamento organizzativo.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il DPCM con nuove risorse seguirà un iter più articolato rispetto al DM iso-risorse</strong>: prima una nuova intesa in Conferenza Stato-Regioni per definire il pacchetto definitivo di prestazioni (come previsto dall&#8217;art. 8 del DPCM 12 gennaio 2017), poi la verifica della copertura finanziaria specifica richiesta dalla L. 208/2015 comma 559 per gli aggiornamenti che generano oneri aggiuntivi rispetto ai fondi già stanziati con la L. 234/2021 – tramite legge di bilancio, rifinanziamento del Fondo Sanitario Nazionale o decreto-legge dedicato – e l&#8217;approvazione formale da parte del Consiglio dei Ministri. Infine la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’entrata in vigore del decreto è essenziale per garantire la piena erogazione dei nuovi LEA su tutto il territorio nazionale dopo, di fatto, oltre nove anni di attesa. “Nuovi”, ma già vecchi.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul fronte delle malattie croniche e invalidanti, il decreto non introduce nuovi codici di esenzione.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">Attendiamo la pubblicazione del decreto “con nuove risorse” ma pare che le nostre richieste per ampliamento del codice 045 per psoriasi a placche e un nuovo codice per dermatite atopica non saranno soddisfatte.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per le malattie della pelle al momento abbiamo solo il codice 045 , e verrà introdotto un codice per l’Idrosadenite Cronica Suppurativa, &nbsp;&nbsp;limitatamente allo stadio III di Hurley.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Tenuto conto che si valuta ci siano almeno 20 milioni di persone con patologie dermatologiche, possiamo ben dire che  equità, eguaglianza giustizia imparzialità non le troviamo nei LEA</strong>.</p>



<p class="has-text-align-left has-medium-font-size wp-block-paragraph"></p>
</div>



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		<title>Eccoci qui a parlare ancora della nostra spina nel fianco da anni: LA CRONICITÀ</title>
		<link>https://www.apiafco.org/eccoci-qui-a-parlare-ancora-della-nostra-spina-nel-fianco-da-anni-la-cronicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:59:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[news-eczema]]></category>
		<category><![CDATA[news-pso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A distanza di otto anni dall’ultimo aggiornamento, il 23 ottobre 2025, la Conferenza Stato-Regioni, ha trovato l’accordo sul nuovo piano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A distanza di otto anni dall’ultimo aggiornamento, il 23 ottobre 2025, la Conferenza Stato-Regioni, ha trovato l’accordo sul nuovo piano di cronicità e sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): un pacchetto di interventi che ridefinisce il diritto alle prestazioni sanitarie garantite a tutti i cittadini.<br>Il giorno dopo, in un comunicato stampa, la Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome dichiara:<br>Cronicità, Regioni: aggiornato il Piano nazionale<br>Roma, 24 ottobre 2025 (comunicato stampa) Disco verde in Conferenza Stato-Regioni al Piano nazionale della cronicità, che delinea una strategia comune, centrata sulla persona e finalizzata a garantire uniformità nell’erogazione dei servizi di assistenza ai pazienti cronici su tutto il territorio nazionale. L’aggiornamento, che segue il Piano del 2016, introduce anche tre nuove patologie croniche: obesità, epilessia ed endometriosi. Le patologie croniche costituiscono uno dei problemi di salute pubblica più rilevanti a livello globale, nazionale e locale, per il loro impatto sulla mortalità, sull’insorgenza della disabilità e sul peggioramento della qualità della vita degli individui e spesso dei loro conviventi.<br>Le Regioni, riconoscendo l’importanza del provvedimento, hanno sottolineato al Governo potenzialità e criticità del Piano, tra l’altro già espresse in precedenti occasioni. Anche questa formulazione, infatti, è a “isorisorse” e non assicura una copertura finanziaria, per cui sarebbe opportuno eseguire una ricognizione dei costi prevedibili. In secondo luogo, non sono stati specificati i criteri relativi all’inserimento di nuove patologie nel Piano, per cui non è chiaro come altre patologie importanti &#8211; come ad esempio la psoriasi – possano in futuro essere ricomprese tra le cronicità.  Apiafco naturalmente ha preso posizione indicendo una conferenza stampa, un’occasione per richiamare l’attenzione delle istituzioni sull’urgenza di affrontare questa patologia con  strumenti adeguati per garantire a tutti i pazienti equità di cure.<br>La conferenza stampa, si è tenuta mercoledì 29 ottobre 2025 presso la Sala Tatarella, Camera dei Deputati, su iniziativa dell’On. Francesco Maria Salvatore Ciancitto, porta il titolo: “<em>Psoriasi: riscriviamo l’equità nel nostro Servizio Sanitario Nazionale. Riconoscimento cronicità, accesso all’innovazione e informazione: insieme per i diritti dei pazienti”</em><br>Il Presidente di Apiafco ha manifestato delusione e rincrescimento dichiarando: “Apprendiamo con grande sconcerto che la Conferenza Stato-Regioni ha escluso &#8211; senza criteri e motivazioni &#8211; la psoriasi dal novero delle patologie “elette”, inserite nel Piano Nazionale di Cronicità: una decisione che, a nostro avviso, indica una sottovalutazione della condizione di milioni di cittadini che soffrono di malattie dermatologiche molto più gravi e complesse di quello che le istituzioni non sono state capaci di immaginare, configurando cittadini diversi, invisibili, non ascoltati e messi da parte. Il mancato riconoscimento dello status di malattia grave, infatti, erode la dignità di pazienti vittime di pregiudizio e ignoranza: a questa visione della Sanità distratta, non equa e selettiva, noi di APIAFCO risponderemo con la rinnovata e ancora più vigorosa richiesta di rispetto dei diritti delle persone.<br>Anche sulla richiesta di aggiornamento del codice di esenzione 045 dei LEA non abbiamo avuto alcun ascolto. Ci auguriamo che la Cabina di Regia prenda al più presto in esame le nostre richieste in tempi rapidi e utili”.<br>Dovremmo forse dichiararci sconfitti? Proprio no. Apiafco indietreggia solo per prendere la rincorsa</p>



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		<title>COSA SONO I PREMs E I PROMs E COME POSSONO CONTRIBUIRE A DARE SPAZIO ALLA VOCE DI PAZIENTI, CAREGIVER E UTENTI</title>
		<link>https://www.apiafco.org/cosa-sono-i-prems-e-i-proms-e-come-possono-contribuire-a-dare-spazio-alla-voce-di-pazienti-caregiver-e-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 13:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
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		<category><![CDATA[news-pso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Sabina De Rosis, Ph.D. Senior Assistant Professor, Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria- Dipartimento di Giurisprudenza, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><em>a cura di Sabina De Rosis, Ph.D. Senior Assistant Professor, Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria- Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze<br>Umane Affiliate Researcher presso il Laboratorio Management e Sanità &#8211; Istituto di<br>Management e il Centro Interdisciplinare Health Science della Scuola Superiore<br>Sant’Anna di Pisa</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa significa davvero “qualità delle cure”? Tradizionalmente la qualità dei servizi sanitari è stata misurata attraverso indicatori clinici e organizzativi: tempi di attesa, esiti di sopravvivenza, tassi di riammissione. Ma non sempre i numeri che abbiamo a disposizione raccontano tutta la storia. Due pazienti con la stessa diagnosi possono uscire da una struttura sanitaria con identici valori clinici, ma con vissuti profondamente diversi: uno si sente ascoltato, accompagnato, rispettato, consapevole; l’altro potrebbe sviluppare ansia, confusione e smarrimento. È qui che possono entrare in gioco i <strong>PREMs</strong> (Patient-Reported Experience Measures) e i <strong>PROMs</strong> (Patient-Reported Outcome Measures).<br>I <strong>PREMs</strong> catturano l’esperienza del percorso: chiarezza delle informazioni, empatia del personale, qualità della comunicazione, gestione del dolore, gestione delle paure ed ansie. I <strong>PROMs</strong> misurano invece gli esiti percepiti: intensità del dolore, funzionalità, benessere relazionale e psicologico, capacità di condurre la vita quotidiana. Insieme, danno voce a ciò che spesso resta invisibile nei soli indicatori clinici, economico finanziari o di processo (Da Ros et al., 2024).<br>Come sottolineato da diversi lavori (De Rosiset al., 2020; 2022; 2024), includere sistematicamente queste misure nei processi di valutazione non è solo un atto di partecipazione democratica, ma una strategia concreta per migliorare servizi e politiche.<br>Il punto di vista del paziente è un asset informativo che consente di cogliere bisogni latenti, preferenze espresse, percezioni concrete, per personalizzare gli interventi, migliorare i servizi e guidare l’innovazione continua. Un altro aspetto fondamentale di queste misure è la loro capacità di cogliere alcuni aspetti di esito e di assistenza lungo percorsi di cura complessi, che coinvolgono diversi professionisti e strutture sanitarie, nonché riguardanti a volte condizioni di salute diverse, e in contesti familiari e sociali differenti. Percorsi che hanno un impatto sulla qualità della vita, sulla salute relazionale e sociale, su tanti aspetti che fanno davvero la differenza. Comprendere l’esperienza reale di chi vive questi percorsi è arduo ma non impossibile, anche grazie a <strong>PREMs</strong> e <strong>PROMs</strong>.<br>Gli esempi non mancano, sia a livello internazionale sia nazionale.<br>A livello internazionale, numerosi sistemi sanitari hanno già inserito <strong>PREMs</strong> e <strong>PROMs</strong> nei propri programmi di valutazione, riconoscendone il potenziale per guidare politiche più eque e servizi più vicini alle persone. Il <em>National Health System </em>in Gran Bretagna è un esempio di integrazione di queste misure in modo sistematico e obbligatorio.<br>In Italia l’interesse è in crescita, con diverse iniziative regionali. In Toscana, per esempio, sistemi di raccolta strutturata e continua di <strong>PREMs</strong> hanno rivelato che, accanto all’efficacia clinica, sono fattori come la continuità della presa in carico o la facilità<br>di comunicazione a determinare il grado di soddisfazione e di fiducia nei servizi e nei professionisti sanitari (De Rosis &amp; Barsanti, 2016; De Rosis et al., 2019). Allo stesso modo, <strong>PROMs</strong> raccolti in contesti oncologici hanno mostrato come servizi prima ritenuti “ancillari”, possano invece fare la differenza sulla qualità di vita quotidiana del paziente tanto da renderli più centrali (Ghilli et al., 2020).<br>L’uso di <strong>PREMs</strong> e <strong>PROMs</strong> è già entrato in diversi sistemi di valutazione ufficiali, orientando risorse e decisioni. L’Italia sta muovendo passi importanti: l’obiettivo è una sanità che non misuri solo ciò che i servizi fanno ai pazienti, il volume, ma ciò che i pazienti vivono ed esperiscono, il valore. Da diversi anni, la voce del paziente è riconosciuta parte integrante dei sistemi di valutazione della performance sanitaria, partendo dall’esperienza col ricovero ordinario, portando nel tempo a tantissime iniziative di miglioramento del servizio di ospedalizzazione basate proprio sui dati riferiti dai pazienti (Peruzzo et al., 2025). I più recenti progetti di ricerca a livello nazionale sperimentano strumenti adattati a diversi setting sanitari, incluso quello ambulatoriale e di cure primarie (Vainieri et al., 2022). Il futuro va dunque verso una sanità sempre più patient-, anzi people-centered, capace di unire indicatori clinici e misure riferite dai pazienti in un unico modello di qualità. Dare voce a chi vive la malattia non è solo una scelta etica, ma anche un investimento per rendere i servizi più efficaci, sostenibili e vicini alle reali esigenze delle persone. La sfida è culturale prima ancora che organizzativa: mettere davvero al centro la voce di chi dovrebbe essere al centro del sistema stesso. Non solo per ascoltarla, ma per trasformarla in leva di miglioramento e innovazione. In fondo, chi meglio dei pazienti può dirci se la sanità sta davvero funzionando?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché sono importanti?</strong><br>Insieme, <strong>PREMs</strong> e <strong>PROMs</strong> permettono di capire non solo se un trattamento è clinicamente efficace, ma anche se ha migliorato la vita delle persone.<br>Includere queste misure nei sistemi di valutazione della performance sanitaria significa trasformare la voce del paziente in informazione utile per guidare politiche, servizi e innovazione (Nuti et al., 2017; De Rosis et al., 2022; 2023).</p>



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		<title>Il potere della frutta e della verdura</title>
		<link>https://www.apiafco.org/il-potere-della-frutta-e-della-verdura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 16:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[news-eczema]]></category>
		<category><![CDATA[news-pso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a cura del Prof. Marco Malaguti&#8211; Dipartimento di Scienze per la qualità della Vita Università di Bologna Un apporto abbondante [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><em>a cura del Prof. Marco Malaguti</em>&#8211; <em>Dipartimento di Scienze per la qualità della Vita Università di Bologna</em></p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Un apporto abbondante di frutta e verdura è ampiamente raccomandato per la sua azione positiva per la salute. Storicamente frutta e verdura hanno sempre avuto un posto di primo piano nelle linee guida per una corretta alimentazione pubblicate dagli enti preposti alla promozione della salute pubblica di molti paesi occidentali e l<em>’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)</em> ne sottolinea l’importanza. Nel corso del tempo questa importanza è stata attribuita a molteplici caratteristiche degli alimenti vegetali: dapprima il contenuto di vitamine e minerali, successivamente il contenuto di fibra alimentare, più recentemente a questi si è aggiunto il contenuto di sostanze ad azione nutraceutica capaci di modulare la risposta dell’organismo nei confronti di diversi tipi di stress.<br>Nel caso della psoriasi, i pazienti con sintomi più severi presentano alti livelli di proteina C reattiva, un noto indicatore di infiammazione. Gli studi epidemiologici condotti negli ultimi decenni hanno mostrato come esista una relazione diretta tra il consumo di alimenti vegetali e la possibilità di prevenire patologie croniche e degenerative, caratterizzate da un comune coinvolgimento di meccanismi infiammatori. Molto recentemente, grazie all’analisi di dati provenienti da un importante studio francese è stato sottolineato come in persone affette da psoriasi un’elevata aderenza alla Dieta Mediterranea si associ a sintomi meno severi.<br>Oggi si ritiene che la dieta possa svolgere un ruolo importante nell’andamento della psoriasi. Anche se i meccanismi d’azione non sono ancora stati completamente identificati è ormai chiaro che frutta, verdura, legumi, ma anche alcuni funghi, contengono alti livelli di sostanze fitochimiche che mostrano un importante effetto antinfiammatorio. Modelli sperimentali sia in vitro sia in vivo hanno ormai chiaramente descritto come gli estratti di numerosi vegetali portino alla riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie. Sulla base di queste considerazioni generali si poggiano anche le generiche raccomandazioni dietetiche, valide per tutta la popolazione, che suggeriscono un consumo abbondante di vegetali freschi, almeno 400 grammi al giorno possibilmente distribuiti fra vegetali di diverso colore.<br>Il colore, infatti, accomuna vegetali che apportano sostanze fitochimiche salutari appartenenti alla stessa categoria. Variando il colore, quindi, è possibile attraverso la dieta fornire all’organismo sostanze differenti, tutte ugualmente importanti nel garantire un’azione salutistica. I possibili benefici della Dieta Mediterranea sono quindi da attribuire a molteplici fattori e non soltanto alla componente di frutta e verdura che la caratterizzano, tuttavia alcune indicazioni sottolineano come proprio la componente vegetale della dieta possa rivestire un ruolo di primo piano. Alcuni studiosi hanno messo in relazione le diete vegetariane con il manifestarsi di sintomi meno severi in pazienti affetti da psoriasi. Questi autori hanno individuato il legame non solo nelle caratteristiche antinfiammatorie degli alimenti vegetali, ma soprattutto negli elevati livelli di potassio (K) che questi alimenti apportano. Tali livelli di potassio potrebbero contribuire ad indurre la sintesi di cortisolo endogeno che agirebbe inibendo i processi infiammatori.<br>Possiamo sottolineare come siano numerosissime le molecole presenti in frutta e verdura capaci di contrastare i processi dell’infiammazione. D’altro canto la maggior parte delle molecole studiate hanno mostrato i loro effetti positivi soltanto in modelli sperimentali, non è quindi possibile suggerire ai pazienti di concentrare la propria alimentazione verso un singolo e preciso alimento, così come non è possibile suggerire di assumere una specifica molecola magari sotto forma di integratore ipotizzando che questa, da sola, possa migliorare significativamente la condizione del paziente. Così come accade in altri contesti, anche nel caso della relazione tra psoriasi ed alimentazione o psoriasi e consumo di frutta e verdura, la vera raccomandazione da fare è quella di cercare di aumentare il proprio consumo di alimenti vegetali freschi, variandone le tipologie con l’obiettivo di assumere, attraverso la dieta, un insieme di molecole diverse che agendo in sinergia possano contribuire a contrastare la condizione di infiammazione cronica che caratterizza questa patologia.<br></p>



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		<title>L&#8217; ECZEMA CRONICO DELLE MANI</title>
		<link>https://www.apiafco.org/la-dermatite-eczematosa-cronica-delle-mani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 09:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[news-dermatite]]></category>
		<category><![CDATA[news-eczema]]></category>
		<category><![CDATA[news-pso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.apiafco.org/?p=15675</guid>

					<description><![CDATA[<p>A cura del Dott. Nicola Milanesi S.O.C. Dermatologia e Venereologia &#8211; Unità Operativa di Dermatologia Allergologica e Professionale Azienda USL [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>A cura del Dott. Nicola Milanesi S.O.C. Dermatologia e Venereologia &#8211; Unità Operativa di Dermatologia Allergologica e Professionale Azienda USL Toscana Centro Ospedale Piero Palagi- Firenze</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217; eczema cronico delle mani (ECM) è una patologia infiammatoria non infettiva di tipo eczematoso che interessa le mani ed è caratterizzata da un decorso spesso protratto e da una prognosi talora non ben precisabile. Questo quadro clinico prende origine, nella maggior parte dei casi, dall’evoluzione di una dermatite eczematosa delle mani (DEM) o eczema delle mani causata da una dermatite da contatto, irritante o allergica, o da una dermatite atopica con prevalente localizzazione alle mani, che persiste per almeno 3 mesi nonostante un adeguato trattamento oppure che recidiva almeno due volte nell’arco di dodici mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’inquadramento di questa patologia si possono individuare 3 gradi di severità (lieve, moderata e severa) in base alla presenza ed all’entità di sette sintomi principali: eritema, desquamazione, lichenificazione, vescicolazione, edema, ragadi e prurito. La cute coinvolta può apparire secca, arrossata e desquamante e si può assistere alla formazione di vescicole sulle superfici laterali delle dita ed anche sull’intera superficie palmare delle mani, che spesso si accompagnano nel loro esordio ad intenso prurito.<br>L’impatto sociale, personale e sulla qualità della vita dei pazienti affetti da ECM è facilmente immaginabile: le lesioni, infatti, interessano e coinvolgono una parte del corpo assai visibile, che rappresenta un importante strumento di comunicazione, espressione e relazione interpersonale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Le categorie professionali più a rischio sono quelle che prevedono un continuo contatto con acqua o con sostanze chimiche e irritanti in genere. Una condizione predisponente allo sviluppo di ECM è infatti il cosiddetto “wet work”, il lavoro in ambiente umido, che può indurre nel tempo importanti alterazioni del film idrolipidico e quindi della barriera cutanea. Cuochi, baristi, parrucchieri, stampatori, addetti delle industrie metallurgiche, meccaniche e delle costruzioni, odontotecnici, personale sanitario e addetti nel settore delle pulizie, risultano le categorie di lavoratori maggiormente colpiti, a cui bisogna aggiungere le casalinghe, prototipo dell’attività lavorativa manuale in ambiente umido.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Dall’analisi dei dati della Dermatologia allergologia e professionale di Firenze risulta che l&#8217; ECM è una patologia molto diffusa, che la maggior parte dei pazienti ha un eczema delle mani in forma cronica e che in un quinto dei pazienti è di grado severo e refrattario alla terapia. I segni e i sintomi che ne derivano causano un notevole disagio professionale, sociale, psicologico e la qualità della vita di questi pazienti risulta essere sensibilmente compromessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I pazienti cronici, gravi e refrattari alla terapia consumano importanti risorse sanitarie e la loro condizione clinica è anche causa di una importante perdita di produttività lavorativa che può anche coinvolgere le persone che si prendono cura dei pazienti.<br>Per questi motivi, una corretta diagnosi e una precoce identificazione dei pazienti, appare fondamentale per individuare i trattamenti più efficaci per i pazienti e più efficienti per il sistema sanitario e la società nel suo complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di tali evidenze, il nostro gruppo sta sviluppando un progetto per la realizzazione di ambulatori specifici e destinati a questa patologia, per una più organica raccolta dei dati così da poter svolgere inchieste epidemiologiche complete ed il più possibile aderenti alla realtà, potenziare qualitativamente e quantitativamente gli interventi sanitari, per garantire al malato il livello più elevato possibile di tutela specifica, finalizzando l’intervento di queste strutture specialistiche verso un’organica e coordinata azione di prevenzione sia primaria che secondaria su tutto il territorio nazionale.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il consumismo sanitario. Choosing wisely per l’appropriatezza</title>
		<link>https://www.apiafco.org/il-consumismo-sanitario-choosing-wisely-per-lappropriatezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:42:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In una economia orientata alla crescita, il più è sempre stato più, il nuovo è sempre stato meglio A cura [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.apiafco.org/il-consumismo-sanitario-choosing-wisely-per-lappropriatezza/">Il consumismo sanitario. Choosing wisely per l’appropriatezza</a> proviene da <a href="https://www.apiafco.org">Apiafco</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>In una economia orientata alla crescita, il più è sempre stato più, il nuovo è sempre stato meglio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A cura del Dr. Prof. Gino Parca &#8211; Direttore UOC Medicina Interna Ospedale San Donato Arezzo, Clinical Risk Manager AUSL Toscana Sud Est</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni sempre con maggior forza viene posta l’attenzione sul tema della appropriatezza delle scelte mediche. Assistiamo infatti sempre di più ad una deriva verso una progressiva e per tanti versi eccessiva medicalizzazione di tanti aspetti della nostra vita e della nostra società. Fenomeno che trova alle sue radici una serie di fattori e di situazioni complesse, su cui ora non possiamo addentrarci.<br>Ma certo non sfugge che vi siano forti spinte del progresso tecnologico ed interessi di tanti gruppi e categorie. E poi ci sono le cosiddette zone grigie della Medicina, le paure e le incertezze legate alla pratica medica, e con esse il timore del contenzioso medico legale che porta a pensare che più si fa meglio è, spingendo verso quella pessima medicina che è la Medicina Difensiva. Accanto a tutto ciò, è in atto anche un cambiamento culturale, con un (giusto) aumento di esigenze ed aspettative da parte dei cittadini, ma che sempre più porta a credere che ci sia “una pillola per ogni malattia” (o forse per ogni problema): tutto ciò configura un modello culturale ben preciso, il cosiddetto CONSUMISMO SANITARIO, ed un progressivo aumento di procedure diagnostiche e terapeutiche con l’idea che fare di più è sempre fare meglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma da più parti, ormai da anni, ci giungono appelli per migliorare la qualità e l’appropriatezza: come ci ricordano gli esperti di “Healthcare redesign”, i sistemi sanitari non possono continuare a spendere all’infinito senza calibrare le risorse in base alle esigenze e senza implementare metodi per allocarle in modo etico ed appropriato. Proprio per far sì che i professionisti assumano una responsabilità diretta sul tema dell’appropriatezza, da anni sono state lanciate iniziative a livello nazionale ed internazionale: “Choosing Wisely” lanciata dalla fondazione American Board of Internal Medicine (ABIM), “Less is More” (di JAMA), “Too Much Medicine” (del BMJ), e in Italia Slow Medicine (una rete di idee in movimento per promuovere una medicina SOBRIA, RISPETTOSA E GIUSTA). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle iniziative principali consiste nella richiesta alle varie Società Scientifiche di individuare esse stesse alcune pratiche o procedure (le cosiddette TOP FIVE) a rischio di possibile inappropriatezza: pratiche, procedure, terapie, cioè, che &#8211; pur largamente diffuse non hanno chiara evidenza di efficacia, non comportano spesso un buon rapporto rischio beneficio e possono rappresentare un uso non buono di risorse (le cosiddette cure di basso valore). Anche le associazioni di Dermatologia hanno pubblicato i loro elenchi TOP FIVE.<br>A sua volta la Regione Toscana, tramite l’ARS ha portato avanti dei progetti (IL MANIFESTO PROGETTUALE PER L’APPROPRIATEZZA, CHOOSING WISELY TOSCANA) in cui si è cercato di andare a misurare quale fosse il livello di adesione dei professionisti<br>alle raccomandazioni TOP FIVE per l’appropriatezza: per capire quale fosse il loro livello di applicazione, per aiutare il professionista ad orientare il suo comportamento, per poter eventualmente intraprendere azioni di miglioramento.<br>In questi studi, se da un lato emerge una sostanziale condivisione di gran parte delle raccomandazioni, dall’altra si evidenzia una loro insufficiente applicazione.<br>La sfida per l’appropriatezza rimane dunque molto complicata. E certo non basta l’enunciazione e la pubblicazione di semplici liste di procedure (quali le TOP FIVE LIST) per cambiare i comportamenti. Come dice Elizabeth J. Rourke in un recente articolo sul NEJM, “in une economia capitalistica/consumistica orientata alla crescita, il più è sempre stato più, il nuovo è sempre stato meglio”.<br>Gli ostacoli da superare sono molti, è improbabile che le cure di scarso valore clinico possano essere completamente estirpate dalla pratica corrente, ma non per questo non dobbiamo continuare ad impegnarci (con energia e con senso di responsabilità) per cercare di limitarle il più possibile, cercando di promuovere (come dice SLOW MEDICINE) una medicina sobria, rispettosa e giusta.</p>



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