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	<title>Ricerca Archivi - Apiafco</title>
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	<description>Il portale dedicato alle patologie della pelle</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Sep 2025 10:55:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ricerca Archivi - Apiafco</title>
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		<title>Balneoterapia termale, una cura complementare per la psoriasi</title>
		<link>https://www.apiafco.org/balneoterapia-termale-una-cura-complementare-per-la-psoriasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[f0ndazi0n3]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 13:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La psoriasi può essere trattata anche in modo naturale attraverso la terapia termale, riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale ma da evitare nella fase acuta della malattia.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La psoriasi può essere trattata anche in modo naturale attraverso la terapia termale, riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale ma da evitare nella fase acuta della malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La balneoterapia, una delle terapie termali più praticata, può essere vissuta anche come un momento di riflessione sulla propria malattia perché dà la possibilità di socializzare con altri pazienti in un ambiente diverso da quello “ospedaliero”. Inoltre le cure termali potrebbero essere anche un modo per mettere in terapia chi ha rinunciato a curarsi, circa il 20% dei pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La terapia termale con acqua sulfurea rappresenta una cura naturale efficace, complementare alla terapia farmacologia, e priva di effetti collaterali, può contribuire a sfiammare la pelle in modo delicato. La balneoterapia consente di allungare i tempi di regressione della malattia, riducendo il ricorso alle terapie topiche e sistemiche nei mesi che seguono la cura stessa, grazie alla capacità antinfiammatoria e antiossidante, esfoliante e antiseborroica, antimicotica e antibatterica. Efficace nelle forme superficiali, anche molto estese, questa cura mette in evidenza i risultati nelle forme più gravi. Viene ripristinata la giusta idratazione e gli ultimi studi evidenziano proprio la sua capacità di riequilibrare la composizione del microbiota cutaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono consigliate anche&nbsp; acque termali&nbsp; con&nbsp; componenti anti-infiammatori come lo zolfo che regolano la rigenerazione della pelle. Inoltre, le acque termali contengono batteri che producono molecole lipidiche che hanno un’azione anti-infiammatoria sia direttamente che indirettamente. Hanno effetto sulle forme più superficiali o sottili anche se sono molto estese e funzionano su tutte le forme di psoriasi. Anzi, la differenza si vede di più proprio nelle forme più gravi. Ma deve essere chiaro che la balneoterapia da sola non può bastare per la guarigione”. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;E con diagnosi Dermatite atopica invece?</p>



<p class="wp-block-paragraph">”In questo contesto la cura termale è una terapia molto interessante poiché è priva di effetti collaterali. E’ una cura naturale, semplice. Non prevede l’impiego di farmaci e quindi è un’opportunità molto importante per chi soffre di dermatite atopica. Le acque termali non sono tutte uguali. Quelle indicate per la cura della Dermatite Atopica devono avere un insieme di proprietà tra cui essere anti-infiammatorie. Da questo punto di vista le acque sulfuree sono quelle elettive, come già lungamente dimostrato per le patologie infiammatorie respiratorie. I benefici sono evidenti soprattutto sulla sintomatologia: riduzione delle chiazze eritemato-desquamative e di azione eutrofizzante e normalizzatrice degli strati cutanei. La balneoterapia può essere effettuata anche ai bambini.”</p>
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		<title>Non solo psoriasi: NMSC</title>
		<link>https://www.apiafco.org/non-solo-psoriasi-nmsc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[f0ndazi0n3]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 10:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prof. Cristina Magnoni Direttore della unità di Chirurgia Dermatologica della Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Prof. Cristina Magnoni Direttore della unità di Chirurgia Dermatologica della Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e del Dott. Marco Manfredini Dermatologo &#8211; unità di Chirurgia Dermatologica della Università degli studi di Modena e Reggio Emilia</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dicitura inglese <em>“non melanoma skin cancer”</em>, comunemente abbreviata con l’acronimo NMSC, include due tipi principali di tumori cutanei: il carcinoma basocellulare (BCC) e il carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC). Entrambi i tumori hanno tipicamente origine dai cheratinociti, che sono il tipo cellulare maggiormente rappresentato nell’epidermide. La esposizione al sole e in particolar modo alle radiazioni ultraviolette rappresenta la causa principale di insorgenza dei NMSC. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prognosi per gli NMSC è generalmente favorevole, con un basso rischio di metastasi. Il carcinoma basocellulare è il tipo più comune, spesso è caratterizzato da una crescita lenta e dalla tendenza a rimanere localizzato, si presenta tipicamente come una lesione nodulare dalla superficie perlacea con teleangectasie che tende con il tempo a ulcerarsi nella zona centrale. Si stima che addirittura 1 persona su 5 nel corso della vita svilupperà un BCC. Il carcinoma a cellule squamose SCC, sebbene meno comune del BCC, presenta una peggior prognosi. La maggior parte dei cSCC (80-90%) si localizza nella cute del distretto testa-collo. Clinicamente si può manifestare come una chiazza eritematosa e squamosa nelle fasi iniziali per poi evolvere verso una forma nodulare e ulcerata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla esposizione cronica al sole, altri fattori aumentano di rischio di sviluppare un cSCC quali: l’età, il sesso maschile, la presenza di lesioni precancerose (cheratosi attiniche), l’immunosoppressione, l’abitudine tabagica e alcuni fattori genetici. Secondo studi recenti, l’incidenza e la mortalità per cSCC sono sono pari a 250 e a 1.28 casi ogni 100.000 abitanti all’anno.Autoesame e screening dermatologico regolare, sono essenziali per la diagnosi precoce degli NMSC, al fine di permettere la miglior prognosi per il paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> L’escissione chirurgica è generalmente la terapia più efficace, ma in alcuni casi, possono essere considerate anche altre strategie terapeutiche di tipo topico o sistemico. Infine, la prevenzione è fondamentale: limitare il tempo di esposizione al sole, indossare abiti protettivi e utilizzare creme solari riduce significativamente il rischio di sviluppare gli NMSC.</p>
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		<title>SONDAGGIO APIAFCO</title>
		<link>https://www.apiafco.org/sondaggio-apiafco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[f0ndazi0n3]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 15:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PSORIASI: UN OSTACOLOPER LA PROPRIA REALIZZAZIONE PERSONALE UNA FOTOGRAFIA DEL VISSUTO DEI PAZIENTI: I PROGETTI SUL FUTURO, LA VITA LAVORATIVA, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>PSORIASI: UN OSTACOLO<br>PER LA PROPRIA REALIZZAZIONE PERSONALE</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>UNA FOTOGRAFIA DEL VISSUTO DEI PAZIENTI: I PROGETTI SUL FUTURO, LA VITA LAVORATIVA, LE AMICIZIE<br>E L’INTESA SESSUALE. E C’E CHI ABBANDONA LE ATTIVITA’ SPORTIVE PER NON MOSTRARE IL PROPRIO CORPO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">BOLOGNA 26 MAGGIO &#8211; Cosa significa avere la psoriasi? Risposta (purtroppo) semplice: far fatica a guardarsi allo specchio, ad accettarsi, a programmare viaggi e vacanze e ad avere una vita intima spensierata. E c’è di più: per la persona che vive con la psoriasi, questa condizione è percepita come un ostacolo insuperabile per la propria realizzazione personale: lo evidenza un sondaggio proposto da<strong>ll’Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza (APIAFCO)</strong> &#8211; alla sua rete di associati su tutto il territorio italiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sondaggio APIAFCO (11 domande sulla sfera del vissuto) è stato somministrato negli ultimi 60 giorni dall’Associazione ed ha raccolto 369 risposte provenienti da tutta Italia, con 63,3% di rispondenti di sesso femminile ed un età media di 36 anni (con una copertura generazionale che va dai 11 agli 87anni). Le domande del sondaggio (la malattia incide sulla tua quotidianità? Si riflette nei tuoi rapporti familiari e lavorativi….?) puntavano a fotografare qualitativamente il vissuto, facendone emergere le problematiche in termini di percezione di sé e di soddisfazione della propria esistenza su alcune tra le più importanti aree della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato rilevante emerso dal sondaggio è che la psoriasi non è mai vissuta come una “patologia leggera o ininfluente”. La malattia infatti incide sulla quotidianità (su certi aspetti specifici o completamente) per il 90% delle persone, e questo genera una percezione della psoriasi come “un macigno” (34,4%) oppure come un pesante “compagno di viaggio” (29,3%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente la percezione di pesantezza nel convivere con la malattia è differenziata, anche in riferimento alla gravità della patologia. C’è un 26,5% di persone che ritiene la psoriasi un ostacolo superabile, che nei rapporti con la famiglia sia solo uno dei tanti fatti della vita (42,5%), mentre sul lavoro rappresenta un aspetto ininfluente (53%). Percentuali che indicano anche “leggerezza” nel convivere con questa patologia infiammatoria cutanea, cronica e recidivante che si manifesta in forme differenziate e che si esprime con aggressività molto diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è una costante: più si entra in una sfera di percezione di se e di rapporto intimo con gli altri, e più il “macigno psoriasi” emerge. Nella progettazione del futuro, ad esempio, la malattia è causa di preoccupazione (47,6%), motivo di ansia (15,2%), oppure obbliga ad avere un plus di attenzione che agli altri non è richiesta (24,5%). Nei progetti di viaggi e vacanze la psoriasi è motivo di timore e preoccupazione (37,7%), motivo di specifica attenzione (23,4%), oppure causa di fastidiosa complessità organizzativa (12,7%). Nello sport – e quindi nelle situazioni in cui è in qualche grado prevista l’esposizione della propria pelle &#8211; ci si sente in grave imbarazzo (22,8%), oppure proprio si è costretti a cambiare attività (13,5%), quando addirittura non ci si vede obbligati a interrompere lo sport preferito (21,7%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella sfera delle amicizie chi ha la psoriasi vive una pesantissima insicurezza personale (26,5%) che genera il timore di nuovi incontri (18.6%). Questa insicurezza nell’ambito dell’intimità e della sessualità diventa causa di vergogna (23,1%), motivo di blocco psicologico (17.7%) ed anche causa di frustrazione e rinuncia (14.9%), a conferma di una relazione davvero problematica con sé stessi e con la rappresentazione del proprio corpo. Il tutto sempre tenendo conto che anche in questo ambito c’è una percentuale importante (43,1%) di persone che giudica la sua patologia come un aspetto sopportabile, visto che nei casi di psoriasi lieve è più agevole vivere con la malattia, a patto di gestirla con il controllo continuo di uno specialista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il Sondaggio che abbiamo realizzato desiderava fotografare la qualità della vita del paziente con psoriasi” – è il commento di <strong>Valeria Corazza, Presidente dell’Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza</strong> – Il quadro che ne emerge è indicativo della quotidianità di tanti italiani che non vivono una vita leggera e spensierata, ma che ogni volta che si alzano, che vanno al lavoro, che stanno con gli amici, che incontrano nuove persone, che fanno sport o che allacciano nuove relazioni sentimentali, devono fare i conti con un fastidioso compagno di viaggio. Siamo fermamente convinti come Associazione che questa fotografia debba essere condivisa nel modo più vasto possibile, affinché tutte le Istituzioni e le agenzie sanitarie, educative e sociali, sappiano cosa significa vivere con la psoriasi e quale è il peso che questa malattia scarica sulle spalle di circa due milioni di italiani. Persone che chiedono solo di non rimanere nascoste a vivere nella solitudine e nell’ansia la loro malattia. Persone che chiedono riconoscimento, attenzione, condivisione e terapie da parte del SSN e della società intera”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.apiafco.org/apiafco2025/wp-content/uploads/2023/05/grafico-articolo.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="863" height="403" src="https://www.apiafco.org/apiafco2025/wp-content/uploads/2023/05/grafico-articolo.png" alt="" class="wp-image-11387" srcset="https://www.apiafco.org/apiafco2025/wp-content/uploads/2023/05/grafico-articolo.png 863w, https://www.apiafco.org/apiafco2025/wp-content/uploads/2023/05/grafico-articolo-300x140.png 300w, https://www.apiafco.org/apiafco2025/wp-content/uploads/2023/05/grafico-articolo-768x359.png 768w" sizes="(max-width: 863px) 100vw, 863px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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		<title>Gli zuccheri sono il demonio? fonte di energia o di grasso?</title>
		<link>https://www.apiafco.org/gli-zuccheri-sono-il-demonio-fonte-di-energia-o-di-grasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[f0ndazi0n3]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 11:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>a cura della dott.ssa Federica Lollini, Biologa nutrizionista e del dott. Fabrizio Malipiero, Dietista Nutrizionista e Farmacista, Esperto in Educazione [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>a cura della dott.ssa Federica Lollini, Biologa nutrizionista e del dott. Fabrizio Malipiero, Dietista Nutrizionista e Farmacista, Esperto in Educazione Alimentare, Nutrigenomica, Dietetica Preventiva e Anti-aging</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli zuccheri sono dei carboidrati, tra le principali fonti di energia del corpo. Se assunti in eccesso, possono essere trasformati in lipidi (trigliceridi) e così depositati per essere conservati come riserva di energia a lungo termine.<br>Diverse ricerche hanno dimostrato che possono creare una vera e propria dipendenza, andando a stimolare le aree cerebrali del piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zuccheri semplici</strong><br>Monosaccaridi: ne fanno parte glucosio, fruttosio (presente nella frutta e, in minor quantità, nella verdura. Lo troviamo anche nel miele e in bustine come dolcificante granulare), galattosio.<br>Disaccaridi: saccarosio (il comune “zucchero da cucina”), può essere estratto dalla barbabietola da zucchero o dalla canna da zucchero, ma lo si trova anche nel mais.<br>Lattosio (lo zucchero naturalmente presente nel latte) e maltosio.<br>Oligosaccaridi: parliamo delle maltodestrine, molto utilizzate in ambito sportivo.<br>Gli zuccheri semplici li troviamo in frutta, latte, yogurt, miele, zucchero da cucina, bevande (o bibite) e dolci di ogni genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zuccheri complessi</strong><br>A differenza degli zuccheri semplici non causano il picco glicemico, sono più sazianti e necessitano di tempo per essere disponibili, hanno tempi di digestione molto più lenti. Fra gli zuccheri complessi troviamo i polisaccaridi, di cui fanno parte l’amido delle farine, la cellulosa della verdura e il glicogeno.<br>Sono presenti nella pasta, pane e sostituti, l’amido dei legumi, nelle castagne, nelle patate e nella polenta, nel riso, farro e altri cereali in chicco. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zuccheri raffinati</strong><br>Per zucchero raffinato si intende qualsiasi zucchero che abbia subito un processo di raffinazione, un processo industriale che prevede la purificazione dello zucchero integrale da preziose sostanze, quali fibre, vitamine e sali minerali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fabbisogno giornaliero ?</strong><br>Prendendo come riferimento un uomo di 70 kg, i carboidrati necessari giornalieri sono compresi tra i 180 e 240g<br>in quanto sono necessari per il sistema nervoso, globuli rossi, fegato, muscoli. Ma se proprio non riusciamo a rinunciare al gusto dolce, ci sono delle alternative?<br>Lo zucchero di cocco integrale. Si tratta di uno zucchero che contiene anche una fibra, l’inulina, che rallenta l’assorbimento del glucosio, e questo spiega il motivo per cui ha un indice glicemico più basso rispetto al normale zucchero. La stevia è sicuramente tra le alternative allo zucchero più facilmente reperibili in commercio! Purtroppo, il suo retrogusto di liquirizia non l’ha resa adatta a tutti!<br>Arriviamo  quindi ai polialcoli: tra i più nominati vi sono il maltitolo, il sorbitolo, il mannitolo e l’eritritolo. Quest’ultimo rappresenta a mio parere la soluzione migliore!<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La consapevolezza al servizio della salute</title>
		<link>https://www.apiafco.org/la-consapevolezza-al-servizio-dellasalute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[f0ndazi0n3]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 13:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura delle dott.sse Paola Mamone, Oriana Mosca, Antonella Silletti, Annamaria Tupputi, Giulia Ulivi Gli studi che indagano sull’efficacia dell’intervento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>A cura delle dott.sse Paola Mamone, Oriana Mosca, Antonella Silletti, Annamaria Tupputi, Giulia Ulivi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi che indagano sull’efficacia dell’intervento psicologico hanno evidenziato l’impatto positivo della psicoterapia sul benessere psicologico &#8211; e sulla qualità di vita dei pazienti- nonchè sulle condizioni della pelle.<br>La psoriasi e le dermatiti atopiche costituiscono una notevole causa di stress e sono associate a depressione e forti sentimenti di stigmatizzazione; tutto ciò riduce notevolmente la qualità di vita delle persone malate. Sappiamo che lo stress è un fattore scatenante sia nell’ esordio che nel decorso della psoriasi ma non è ancora chiaro il meccanismo attraverso il quale questo avviene: diversi studi riportano significativi miglioramenti della malattia dopo una psicoterapia e/o una migliore efficacia dei trattamenti associati ( ad esempio fototerapia-topici-sistemici).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre miglioramenti moderati ma statisticamente significativi emergono al TTS (Total Sign Score) ed al Doppler blood flow nella valutazione delle placche psoriasiche dopo l’intervento psicoterapico.<br>In particolare la mindfulness sembra produrre significativi miglioramenti clinici capaci di ridurre l’impatto della psoriasi sulla vita quotidiana in pazienti che presentano un profilo di rischio psicologico, facilitando lo sviluppo di migliori livelli di accettazione, di consapevolezza e di benevolenza verso se stessi.<br>Non solo, i pazienti con patologie più gravi rispondono meglio ai trattamenti psicologici di tipo cognitivo comportamentale e psicoeducazionale, rispetto ai pazienti con livelli di patologia dermatologica lieve o media.<br>Questi tre elementi hanno un effetto diretto sul benessere &#8211; riducendo i sintomi ansiosi e quelli depressivi &#8211; ed anche un effetto indiretto di riduzione della preoccupazione e del rimuginio mentale.<br>Sebbene molto promettenti, questi studi sono ancora pochi e con ridotti numeri di partecipanti.<br>Tuttavia, vista la chiara evidenza scientifica della componente legata allo stress, sembra essenziale approfondire la ricerca per capire quale tipo di trattamento è maggiormente indicato per quali tipi di popolazione, considerando le differenze tra interventi individuali e gruppali, la durata e la frequenza degli interventi ed i tipi di associazioni alle terapie tradizionali. Sembra che i pazienti con dermatiti atopiche rispondano molto bene ai trattamenti psicoterapeutici di 10/12 incontri , con frequenza quindicinale.<br>Seguendo queste indicazioni Apiafco, in collaborazione con l’Università di Cagliari, sostiene un progetto di ricerca-intervento che mira a definire modalità ed efficacia degli interventi psicologici, da proporre in associazione con i trattamenti dermatologici al fine di offrire una presa in carico completa ed efficace.</p>



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